Province lombarde secondo G. Gerola


Stemmi ideati da Giuseppe Gerola nel 1927
(testi e disegni da "Emporium", LXV-11, pag.  159-168, 1927)


(con omissis) ... la così detta Società delle armi di S. Maria di Bergamo aveva assunto a sua impresa la figura di un sole. Quella compagnia ebbe breve vita, dal 1289 ai primi del trecento tutt'al più. Poiché la città lo ha recentemente accolto nei propri gonfaloni, come simbolo eminentemente bergamasco, il sole potrà essere opportunamente adottato quale arma della Provincia.

(con omissis) ...il partito migliore è forse quello di rimettere in onore l'emblema usato dal doge veneto Pasquale Cicogna, nel quattrino da lui coniato per Brescia verso la fine del secolo XVI.. Le tre croci impresse sopra di esso pensiamo che stiano a simboleggiare i tre patroni della città, Apollonio, Faustino e Giovita.



(con omissis) Tra le statuine personificanti i comuni lombardi che adornavano il monumento di Azzone Visconti, morto nel 1339, la città di Como - a differenza delle altre - figura senza scudo alcuno: un pescatore reca tra le mani una barchetta carica di pesce e questa è quindi probabile che rappresenti un emblema cittadino vero e proprio.


(con omissis)...l'insegna che alla Provincia meglio giova di valorizzaresi è quel braccio stringente una palla. È noto come esso sia dedotto dalle famose statue rappresentanti Giovanni Baldes e Berta. Secondo la popolare leggenda quattrocentesca, il Baldesio, volgarmente chiamato Zannino della Palla, sceso a singolare tenzone con un figlio dell'imperatore Arrigo IV e di Berta di Savoia, lo avrebbe vinto, sciogliendo Cremona dal tributo di una palla d'oro.



(con omissis). Mantova portò solitamente la croce rossa in campo argenteo. Quando l'imperatore Venceslao da prima, il 7 settembre 1403, quindi l'imperatore Sigismondo il 22 settembre 1433, eressero il dominio gonzaghesco a marchesato, lo stemma del nuovo feudo venne stabilito accantonando quattro aquile imperiali nei quarti di quella croce. Mantova non ha che da seguire l'esempio ...




(con omissis) Tutti sanno come lo stemma di Milano all'epoca comunale fosse la croce rossa in campo bianco. È l'arma attuale della città. Il biscione Visconteo, emblema familiare dei primi signori di Milano, divenne insegna del ducato milanese attraverso ai secoli e serve oggi giorno come stemma dell'intera regione della Lombardia. La Provincia bisogna proprio che ritorni alla vecchia croce gloriosa. E per distinguere la propria arma non ha che da accantonarla dalla biscia dei Visconti.

(con omissis) Giangaleazzo Visconti nel 1395 [assunse] un'arma speciale per il contado di Pavia, riservandone l'uso particolare ai primogeniti della famiglia ducale, che portavano per l'appunto il titolo di conti di Pavia. L'arma era costituita dalle tre aquile nere in campo dorato accollate o meno alla vipera viscontea. Nessun arma più indicata di questa anche per l'attuale Provincia.


(con omissis) I codici araldici dell'Archinto (seconda metà del secolo XVI) e del Cremosano (1673) danno per arma della Valtellina la torre rossa in campo argenteo, quale è pure ripetuta in alcune impronte di suggelli della fine del settecento. Questo è senz'altro lo stemma più appropriato della Provincia, cui si potranno aggiungere le chiavi, sia a distinzione da tante altre armi consimili sia come allusione all'arma parlante di Chiavenna.


(con omissis) La genesi stessa della recentissima provincia di Varese può suggerire uno stemma,
il quale consista superiormente di metà della croce bianca in campo rosso, emblema del territorio comasco in genere, inferiormente dalla mezza croce rossa in campo bianco, insegna di tutto il milanese. La sua prima parte coincide perfettamente con quella che è l'arma tradizionale della stessa città di Varese.


© R. Breschi, 2016